martedì 14 ottobre 2008

Senza pietà

Erano ormai diversi anni che sentivo questa pulsione che mi faceva muovere in modo sconsiderato alla ricerca di ciò che potesse placare la mia sete perenne. Non avevo mai avuto il coraggio di parlarne a terzi. Condividevo questa sensazione con il mio gruppo di amici, che avrei poi scoperto essere malati anche più di quanto lo fossi io a quel tempo. In siffatte condizioni, in un periodo di magra, ondifera e femmifera, la decisione era stata, ancora una volta, Biarritz. Era Capodanno.

Bello!!! Entusiasmo.

Obiettivo: spararci cinque bei giorni interi di Surf sicuro sull’Oceano. Chi se ne fotte dei mille e passa chilometri. Chi se ne fotte del freddo invernale. L’importante era vivere intensamente una settimana in un abitacolo di macchina e in un appartamento dove gli unici odori riconoscibili fossero il neoprene, la paraffina e la salsedine un pò macerata impregnata tra borse, pinne, leash.

Partimmo in quattro. A noi tre malati cronici si aggiunse, all’ultimo minuto, un tipo particolare che con il Surf non aveva nulla a che fare ma che però voleva “dimenticare” con un viaggio una brutta esperienza femmifera. Lo soprannominammo “Puzzone”. Fu una sorpresa. Un bravo ragazzo, per l’amor di Dio. Peccava però dal lato igienico, o meglio dal lato olfattivo dell’igiene. Nonostante tutto fece colore e ci allietò le giornate che si sarebbero rivelate più tragiche di quanto potessimo pensare.

Viaggiammo di notte come pazzi. Arrivammo alla mattina presto. Dovevamo decidere dove alloggiare. Ci fu la prima discussione..
Mer & Golf. Un nome, un residence di tutto rispetto, situato sulla scogliera alla destra del faro, sulla via che porta da Biarritz ad Anglet.
Il dilemma: vista Mare o vista Golf? Chiaramente i prezzi erano diversi. Si chiama segmentazione: le camere vista mare costavano di più di quelle vista Golf. Optammo, rigorosamente, per la vista mare...lasciarsi tentare dalla vista Golf e dal risparmio, era un pò come ammettere che la vecchiaia avanzava...tant’è...

Dalla veranda della nostra camera iniziammo a vedere queste barre belle, lunghe e precise che arrivavano da lontano e frangevano sulla costa. Minchia che spettacolo!!!
I primi sospetti però non tardarono ad affiorare: se si vedono dall’alto, a così grande distanza dal mare, non sempre è un buon segno. Nel senso che: le onde ci sono, ma forse sono fin troppo grosse!!!!
Cazzo, fu proprio così.

Ce ne rendemmo perfettamente conto quando approciammo il mare da vicino. Grosso, enorme. Una bolgia. Nessuno in acqua.
Ora, potete immaginare l’animo distrutto di tre baldi giovini che si sparano ore e ore di macchina alla ricerca del loro Graal quando poi realizzano che non potranno toccarlo neanche per un secondo? Potete immaginare questo quarto personaggio, distrutto per faccende amorose, dover rincuorare questi tre baldi giovini? Potete immaginare lo stato depressivo racchiuso in questo concentrato umano di sfiga?

I giorni passavano ma l’Oceano non smollava. I primi due giorni furono dedicati al Surf di contorno: shopping, sistemazione e copulazione con le tavole e così via.
Anche il lato gastronomico fu sfruttato. Ci ingozzammo di crepes al cioccolato.
Ma l’ira cresceva dentro di noi. Ogni mattina ci si svegliava e osservando l’Oceano dalla veranda ci si inventava meteorologhi per stimare e prevedere l’evoluzione delle onde. Ma anche l’ottimismo più spinto, ben presto dovette cedere al realismo più concreto.

Ricordo chiaro e nitido, ora come non mai l’ultimo momento di scoramento.
Non sapendo cosa fare per far passare il tempo nel modo più indolore possibile, in attesa del lieto acquietarsi del mare, eravamo andati a vedere ad Anglet lo stadio dove giocava la squadra locale di Hockey su ghiaccio. Qualcuno voleva comprarne il cappellino...
Ecco allora che soddisfatto l’acquisto, improvvisamente ci guardammo in faccia e senza proferir parola, con una smorfia di disappunto disegnata sui volti, ci domandammo: ma cosa siamo venuti qui a fare? che cosa sta succedendo? ma stiamo impazzendo?

La decisione fu storica e all’unisono: presi in mano il mio cellulare, composi il numero e più o meno le parole furono queste:
“Ciao Simon, scusa se ti disturbo, ti chiamo da Biarritz. Volevo sapere se c’erano onde a Sanremo? Un metro e mezzo regolare? Va bè, arriviamo”
Il resto è storia....
La morale è: non c’è morale che tenga. Quando va di sfiga, va di sfiga. Punto e basta

domenica 12 ottobre 2008

©asi clinici: Pier "Bonga" Felice


La storia di questo paziente è datata 1996. Dopo un viaggio estivo in California, ritorna in Italia e nell'inverno successivo manifesta i primi sintomi della malattia. E' un escalation di comportamenti sconsiderati e al limite della ragione; nei weekend inizia a viaggiare convinto che ci siano onde, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche; compra e cambia diverse tavole, mute e accessori, nel forsennato tentativo di sedare la sua sete di Surf; migra in località oceaniche sia d'estate che d'inverno; abbandona il lavoro quando c'è onda, per surfare 20 cm on-shore ad Andora.


Ben presto le sue finanze ne risentono ma Felice tiene duro, convinto di poter disintossicarsi definitivamente. Per ovviare ai mille problemi legati alla dipendenza, escogita diversivi che lo possano assorbire mentalmente e fisicamente. Durante i periodi di inattività surfiera lo si vede intrapprendere sport quali Mini-Moto, pesca sportiva, Play-Station, motociclismo su pista, collezionismo di moto d'epoca, macchinine e trenini elettrici.


La situazione si aggrava quando dopo una lunga, forzata, voluta, astinenza, realizza inesorabilmente che il reprimere e il negare l'evidenza della malattia lo portano alla depressione cronica. "ad un certo punto ho fatto outing...è stata come una liberazione...non dovevo più nascondermi a me stesso...non dovevo più reprimere le pulsioni o sedarle con attività che solo apparentemente mi davano soddisfazioni..e allora tutto mi è stato chiaro...". Oggi Felix convive con la sua malattia più serenamente ed ha accettato una volta per tutte il fatto che a San Rocco lo scirocco non porta onda...

sabato 11 ottobre 2008

Due amici, la stessa onda

Ci sono cose nella vita che non hanno prezzo; questa foto parla di una di queste.



Location: Levanto
Quando: ormai più di sei, sette anni fa
Chi: Lele e Felice.

giovedì 9 ottobre 2008

Terza età


Arriva un momento nella vita di un surfer quando gli acciacchi e gli evidenti segni della senilità ti fanno girare dall'altra parte nel letto nonostante sia ormai l'alba e al mare la swell si è regolarizzata per una giornata epica.
A quel punto pensi anche che sotto il piumone ci sia la giusta temperatura, rabbrividendo solo al pensiero di infilarti la muta al freddo pungente dell'inverno.
Quando questo succede, bisogna correre ai ripari.
Per non farsi sopraffare dalla sindrome della "comodosità", ecco intervenire alcuni rimedi "comodosi" studiati per prolungare la vita surfistica anche in tarda età.
Paddle-Air e il carrellino porta-long sono indubbiamente due preziosi oggetti salva-vita. Studiati per aiutare i surfisti dai capelli grigi, garantiscono l'entrata in acqua anche quando i limiti fisici ti suggeriscono di mollare. Perchè, diciamocelo sinceramente, senza il vizio, anche in tarda età, che vita sarebbe?

mercoledì 8 ottobre 2008

Grazia, stile e femminilità



Dalla fantastica photo collection di Dane Petterson su flickr, Belinda Baggs nel pieno della sua essenza surfiera. Rara bellezza. Enjoy

martedì 7 ottobre 2008

Gobbe



In mezzo all'oceano Atlantico, scorrono e srotolano per il nostro gaudio visivo...e il naufragar mi è dolce in questo mare...

domenica 5 ottobre 2008

Surfing 4 peace



Doc Paskowitz, suo figlio David, Arthur Rashkovan, surfista israeliano e Kelly Slater
nell'estate del 2007 hanno dato vita ad una fantastica iniziativa che ha come scopo quello di unire le barriere politiche e culturali tra i surfisti del Medio Oriente.


Coesistenza, dialogo e condivisione animano questo nobile progetto.
Date un'occhiata a quesi siti:

surfing4peace
godwentsurfing

E come il vecchio saggio Doc dice " Dio surferebbe sicuramente con il Diavolo, se le onde fossero belle"

sabato 4 ottobre 2008

Uno di quei giorni che non vorresti mai vivere.

Immaginate un'intera settimana in Svizzera, a Ginevra più precisamente, dove l'estate finisce a luglio e a ottobre piove con una leggera aria di neve.

Un corso a livello avanzato da senior manager, per costruire il futuro dell'azienda, pieno di esimi professori tra una selva di colleghi/belve da tutto il mondo. Una mandria di quarantenni con tutto il loro bagaglio di esperienza e la loro posizione raggiunta in azienda. Un'atmosfera infernale dove i rapporti interpersonali sono prevalentemente finalizzati a scopo di lucro.

Immaginate sette giorni ormai lontano da casa, chiuso in un hotel di lavoro, che si riempe il lunedi e si svuota gia il giovedi pomeriggio. Immaginate di trascorrervi anche il sabato e la domenica in un atmosfera surreale tipo casa di Shining.

E sapete intanto cosa succede questo weekend a Levanto, Forte, Viareggio fino giù nel Lazio?

Provate ad indovinare...